Perché un bambino morde…
A cura della Dott.ssa associata Filomena Patrizia Carrozzo
Il morso del bambino è una questione che spaventa i genitori così come le educatrici dei nidi, alle quali viene poi richiesta la spiegazione di un atto reputato così grave e pericoloso.
Generalmente si attivano sensi di colpa da parte delle mamme che vedono il proprio figlio trasformato in “Hannibal Lecter”, che non sanno come fermare questo gesto improvviso, e le educatrici che si domandano “chi e come lo diciamo alla mamma della vittima del morso?” soprattutto quando la mamma dimentica che i bambini sono istintivi e non sempre l’educatrice ha un movimento più lesto di quello del bambino, i riflessi cominciano ad arrugginirsi dopo una certa età, ma soprattutto dimenticando che i MORSI SONO DIMOSTRAZIONE DI UN DISAGIO, DI UN’ EMOZIONE POSITIVA O DI UNA ESPLORAZIONE.
A parte gli scherzi, anche se nello scherzo c’è sempre un fondo di verità, i bambini dai 12 mesi ai 2 anni esplorano qualunque cosa passi per le loro mani con la bocca, e anche l’altro in un qualche modo viene esplorato in questo modo, la nascita dei denti, il bisogno di assaporare, di sentire passa attraverso il mordere o il leccare l’oggetto che si esplora, e spesso anche un momento di frustrazione, può essere un motivo di scarico attraverso il morso.
Il bambino così piccolo non è ancora padrone della parola per poter esprimere il proprio disappunto per un gioco rubato, o perché ha un’emozione troppo forte che lo fa sentire a disagio (la lontananza dalla mamma, un bimbo che piange tanto e spesso, un bacio che si tramuta in un morso, richiesta di attenzione…) e lo esprime con spinte, schiaffetti e morsi.
Se leggiamo il morso o qualunque atto fisico con questi presupposti, avremo grosse difficoltà a etichettare quel bambino come il mostro da cui tenersi lontani o da mettere in punizione.
Se vogliamo aiutare il bimbo, dobbiamo dirgli un secco No quando è nell’azione del mordere, o quando ha già morso, dopodiché guardarlo negli occhi e comunicargli che è una cosa che non si fa perché fa molto male, riconoscergli la rabbia verbalmente e proponete delle alternative valide al gesto provando ad esempio a far chiedere il gioco al bimbo con calma e dolcezza.
Non utilizzare mai metodi aggressivi, ricordiamo che aggressività porta altra aggressività, per cui niente sculaccioni o punizioni.
IL BAMBINO CHE MORDE NON E’ UN SOGGETTO AGGRESSIVO
LA SEDIA DELLA CAMOMILLA
Quando il bambino è recidivo potete applicare la tecnica che ormai utilizzo da anni della sedia della camomilla, un luogo dove il bambino impara a REGOLARE e non CONTROLLARE le emozioni ( il controllare ha a che fare con il tenere, il regolare con il fluire) , e per i bambini più grandi è un luogo dove riflettere con calma insieme alla mamma o all’educatrice sul gesto. E il luogo dove potrete far sentire al bambino che anche se quello che ha fatto vi è dispiaciuto voi siete li con lui tranquille.
In realtà anche se la sedia della camomilla è per il bimbo, serve anche a voi a gestire la rabbia per quel gesto, per cui a lavorare sulla rabbia sarete in due, e il bambino percepirà il messaggio, che la rabbia può essere espressa in tanti modi diversi dal morso o dagli spintoni…, poi lo si lascia 2 minuti tranquillo e poi può tornare a giocare. Alcuni bambini delle volte sentono il bisogno di sedersi li per calmarsi, questa è autoregolazione.
Non deve essere usata come sistema di gestione del potere ma come offerta per calmarsi.
Come tutte le cose non abusatene il bambino non darà il senso del rilassamento e della riflessione.
Aiutate il bambino nella comprensione dei comportamenti lodandolo quando ad esempio nella stessa situazione non ha utilizzato il morso.
Per i bambini più grandi dopo i 3 anni il morso non ha più una valenza comunicativa, ma è espressione di rabbia e bisogno di imporsi.
Dott.ssa Filomena Patrizia Carrozzo
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